Babau

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La manovra di Monti e le difficoltà degli italiani.

{ 20:42, Saturday 14 January 2012 } { 0 commenti } { Link }

Arriva il 2012 ma sconta i problemi di 30 anni di malgoverno.

OTTIMISTI, MA NON STUPIDI

di Giancarlo Testi

Arriva il 2012 e, dopo un 2011 già molto difficile, sarà un anno che, purtroppo, aggraverà le difficoltà e le tensioni. Per gli italiani, per molti, per i soliti noti, direbbe qualcuno, la situazione non sarà delle più rosee. L’indebitamento e la mancata crescita, oltre la situazione del mercato del lavoro più che un grido d’allarme sembra piuttosto la conferma spietata di una situazione davvero difficile nella quale la crisi economica grava rendendo una generazione senza orizzonti e annaspante in un mercato del lavoro che ogni giorno distrugge probabilità di occupazione. D'altronde la nuova organizzazione di stampo capitalistico del lavoro si è sempre di più caratterizzata con l’esplosione della precarietà, della flessibilità, della deregolamentazione, sotto forme senza precedenti.

È il disagio del lavoro. Coloro che hanno la fortuna di averne uno hanno paura di perderlo, per tanti giovani o ex giovani e donne il lavoro è solo un miraggio. La disoccupazione diventa il problema più serio ed oggi è accompagnata da una precarizzazione che sta eliminando diritti conquistati da anni ed anni di lotta. In un sol colpo si cancella tutto e si cerca di mettere in contrasto le generazioni, come se diminuire i diritti dei padri aiutasse a risolvere i problemi dei figli. Come se  la flessibilizzazione del lavoro fosse una soluzione per aumentare l’occupazione. Ma economisti e tanti giornalisti ci ammoniscono quotidianamente ricordandoci che il problema è lo spread, il pil, il debito, la produttività. Tutti però si scordano che la produttività di un paese migliora solo con gli investimenti e l’innovazione e che l’Italia, sui due fronti,  è ferma al palo. Il governo Monti sarebbe stato più credibile se avesse dato sostanza a quella parola più volte enunciata ma mai, di fatto, declinata: l’equità. Avrei voluto vedere un netto cambio di rotta rispetto alle ricette finora seguite in Italia e in Europa per affrontare la crisi che è economica, ma anche culturale e sociale. Più che applaudire la Bce quando ha messo in tavola una torta da quasi 500 miliardi di euro per le banche, con la garanzia degli Stati, sotto forma di prestiti al tasso di favore dell’1%, destinati a sbloccare i crediti verso l’economia reale ma che sono destinati ad acquistare i bond sovrani. Facile, facile, si prendono i soldi al tasso dell’1% e se ne ricava subito il 5 o il 6%. Ma a chi saranno utili queste risorse, oltre che alle banche? E chi pagherà se le cose non andranno bene?

A me sarebbe piaciuto scommettere su politiche di sviluppo diverse, ad una equità maggiore, ad una maggiore attenzione al nostro vero “core business”, ovvero al turismo con una maggiore cura dei beni comuni e alla loro pubblicizzazione, agli investimenti sulla messa in sicurezza del territorio e del paesaggio, alla rigenerazione urbana, all’investimento sulla sicurezza ambientale delle nostre città, alla valorizzazione dei territori, avendo ancora negli occhi le tragedie della Liguria e di Messina, lo scempio dei crolli di Pompei, l’erosione delle nostre coste. Maggiore attenzione rispetto alle eccellenze presenti, alle imprese artigiane e contadine, insomma mi sarebbe piaciuto se Monti, oltre ad avere un diverso atteggiamento con l’Europa, avesse fatto intravedere l’idea di una riconversione dell’economia. Un po’ di decrescita felice, meno pil (che non porta felicità), più attenzione alle vere esigenze dei cittadini.

Ma non mi sembra che di questo si stia parlando. Mentre sostiene di non conoscere bene il problema dell’Ici per gli immobili della chiesa, dei sindacati e quant’altro e di avere difficoltà nel prendere provvedimenti per gli “scudati” (con loro c’è da onorare un contratto, si dice, mentre non varrebbero i contratti fatti con tutti i lavoratori rispetto alle pensioni), di non avere gli strumenti per poter fare patrimoniali serie ( ricorrendo a tagli lineari che non vanno a colpire i possessori di grandi patrimoni ma magari chi ha avuto la sventura di avere il gusto di andare per mare ed ha una piccola imbarcazione), di non poter fare tagli incisivi alle caste, di svicolare sulla questione del regalo delle frequenze televisive a Rai e Mediaset, di non prendere provvedimenti su spese militari fuori dal tempo ed inutili (vedi acquisto dei caccia per 15 miliardi di euro), mette in atto una manovra insopportabile rivolta “ai soliti noti”.

Una manovra che, come ha sostenuto il segretario della Cisl Bonanni, “poteva fare anche mio zio”,  o, come recitava Petrolini,  “i soldi bisogna prenderli dai poveri, ne hanno pochi, ma sono tanti”.

Come dire: passa il tempo ma le cose non cambiano e la storia non insegna niente. Però sia Monti che il presidente Napolitano invitano gli italiani ad essere ottimisti: l’Italia è un grande Paese e ce la farà. Si ce la farà, ma chi pagherà il prezzo? Ai politici poco interessa tutto questo, e subito ci si lancia sul nuovo slogan dell’ottimismo. A Ceregnano, in provincia di Rovigo, il sindaco ha pensato che ci fosse bisogno di un nuovo assessore: quello della felicità. "Bisogna avere ottimismo a prescindere da tutto -  ha spiegato il primo cittadino - ci si deve allenare a sorridere un po’ di più alla vita, sdrammatizzando le cose brutte e infine, per restare in politica, bisogna dare più fiducia all’attuale governo, che sta lavorando per noi”. Il problema è declinare quel “noi”. Ma questa è l’Italia.

Noi siamo ottimisti di natura. Ottimisti si, ma stupidi no!  Auguri a tutti.

 

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Mariano Leli e Rodolfo Turano con "Città nuove" della Polverini

{ 19:47, Saturday 14 January 2012 } { 0 commenti } { Link }

“Nelle fasi di cambiamento chi non cambia deve essere cambiato”

 

I CONSIGLIERI MARIANO LELI E RODOLFO TURANO PASSANO CON “CITTA’ NUOVE”

 

di Giancarlo Testi

 

“Nelle fasi di cambiamento chi non cambia deve essere cambiato”. Questa potrebbe essere la sintesi del convegno promosso dalla fondazione “Città nuove” che presso  l’hotel Astura Palace di Nettuno ha accolto fra le sue fila i due consiglieri ex Destra ed ex Alleanza Federale, Mariano Leli e Rodolfo Turano. I due consiglieri, che possono essere annoverati fra coloro che hanno svolto una dura opposizione all'amministrazione Chiavetta, oggi, magari pensando anche alle prossime elezioni, cercano e trovano una collocazione che non li confinino al solo territorio di riferimento ma che gli consenta una sponda politica per svolgere al meglio e con riferimenti regionali certi un ruolo progettuale e propositivo per la città.

 

Ad accogliere i due consiglieri nel nuovo schieramento la coordinatrice del litorale Maricetta Tirritto e l'onorevole Maurizio Perazzolo. E’ noto il pensiero di “Città nuove”, ovvero che tornare ai “vecchi” partiti, magari in tema di restaurazione, più che di riforma elettorale, non sembra realizzabile e neppure auspicabile, come riproporre gli stanchi riti della concertazione praticati negli anni novanta. La Tirritto, sostiene che ci si deve muovere nella direzione di trarre il meglio dell’esperienza di questi anni, per valorizzare le personalità più giovani e dinamiche che possono incarnare meglio di altre lo spirito del rinnovamento che agita il paese. Poi recuperare in qualche modo il tema del presidenzialismo puntando a completare il percorso federalista e mantenendo il più possibile vivo il bipolarismo, lavorando a forme di aggregazione delle realtà associative, culturali e sociali, per far nascere, accanto ai “vecchi”, nuovi protagonisti e nuovi protagonismi nella vita economica e politica del Paese. “Città Nuove” nasce anche per questo: per avvicinare alla politica tutte quelle persone che si muovono nell’ambito del volontariato sociale, della politica locale, dell’associazionismo spontaneo al servizio dei più deboli, del vasto mondo dei piccoli imprenditori e delle cooperative di produzione, delle donne e degli uomini che hanno a cuore il proprio territorio. Il banco di prova è l’esperienza di governo che viene portata avanti nella Regione Lazio che consente anche di poter sperimentare ed elaborare soluzioni che vanno capitalizzate in termini politici. Città Nuoveinsomma come uno strumento aperto e utilizzabile non solo da quanti seguono da sempre il lavoro e l’impegno di Renata Polverini, ma anche da quanti vogliono mettere assieme le proprie energie e intelligenze per partecipare alla “fondazione” di una fase nuova della politica italiana. Il compito loro assegnato è quello di riavvicinare i cittadini alla politica. Città Nuove si pone come punto di riferimento di quanti vogliano riappropriarsi della politica intesa come momento di incontro, di partecipazione, di confronto, di aggregazione e di sintesi, per predisporre programmi e fare in modo che l’azione amministrativa diventi espressione della volontà del cittadino.

 

Anche in questa occasione la coordinatrice ha ribadito questi concetti che ha ribadito che l’azione politica ed amministrativa di “Città nuove” è una nuova idea per una nuova fondazione e dovrà essere basata su programmi ragionati e condivisi dove il bene e l’interesse comune devono essere posti al centro di ogni scelta e portati avanti con valori etici e morali per una sana e trasparente gestione della cosa pubblica. Poi ha presentato uno dei due responsabili di Nettuno, Antonella Turco che ha ricordato il momento difficile e la necessità di ricominciare dalla gente comune.

A questo punto ha preso la parola il consigliere Mariano Leli rallegrandosi della grande risposta da parte dei cittadini e quindi dell’attenzione rispetto al lavoro che, assieme a Turano, hanno svolto, sempre nell’interesse della città. “Siamo qui perché convintamente abbiamo deciso di aderire a “Città nuove” – ha dichiarato Leli – non nell'ambito di qualche partito tradizionale, perché noi non siamo per una politica personalizzata, la politica di coloro che cambiano di casacca, ma siamo per una politica attenta alle esigenze dei cittadini a cui si deve sempre rendere conto. “Città nuove” è un movimento collocato nell'ambito del centro destra che però consente una certa autonomia per un percorso comunque e sempre alternativo all'attuale amministrazione comunale. Dobbiamo far nascere una classe dirigente affidabile, credibile e votabile. I problemi di Nettuno sono problemi seri e c'è stato un momento in cui si è vista una classe dirigente impreparata e non in grado di affrontarli. Nettuno poi risente, in maniera particolare, del problema occupazionale, specie per i giovani per i quali non c’è risposta. Ma quale futuro economico c’è per Nettuno? Quello turistico/ricettivo, direbbe qualcuno, ma queste parole vanno riempite di contenuti e bisogna creare un'economia con una sponda forte in regione convinti di avere interlocutori veri, reali. Così ci predisponiamo in maniera positiva anche rispetto alle prossime elezioni. Poi c’è un altro tema importante e delicato, quello della sanità perché il territorio di Anzio/Nettuno è un territorio di confine, spesso sottovalutato o dimenticato. Ma, a fronte di questi problemi l’amministrazione di Nettuno continua a percorrere la strada degli accordi di programma - ha concluso il consigliere - che sono solo delle cambiali da pagare, dei debiti elettorali da onorare. La fondazione “Città nuove” vuole essere un punto di partenza per un nuovo cartello elettorale che metta al primo posto idee e programmi per un interesse comune e non personalistico”.

 

Rodolfo Turano si è soffermato molto sul concetto di opinione pubblica.  “L’opinione pubblica non è più disponibile a dare assegni in bianco. La gente attende risposte certe ai suoi problemi, specie quelli di prima necessità, quelli prioritari. Non si può essere i rappresentanti di risposte che non ci sono – ha dichiarato il consigliere Turano - perché saremmo rappresentanti del nulla”.Poi ha spiegato come due personaggi diversi, come lui e lo stesso Leli, di fatto abbiano trovato una sintonia ormai radicata nel tempo:  “non abbiamo mai fatto politica in maniera egoistica e il dio denaro non ci ha mai attratto. Insieme vogliamo formare coalizioni ne coatte ne etereo dirette, perché non vogliamo imposizioni dall'alto ma vogliamo essere parte agente, all'interno della società civile, vogliamo ascoltare la gente. La nostra è quindi un'adesione convinta per rendere giustizia al nostro territorio. “Pacta sunt servanda”, - ha concluso Turano - i patti però devono essere rispettati con la forza del rispetto e dell'autonomia. Il sociale e la compartecipazione sono per la società e la nostra vita radici che non gelano mai”.

 

 Ha concluso l'incontro l'onorevole Maurizio Perazzolo:  “tutti vogliamo, più o meno le stesse cose, ma spesso la politica poi si dimentica delle promesse. Renata Polverini sta presentando il suo nuovo progetto nazionale declinando lo slogan che è stato anche il cavallo di battaglia della campagna elettorale. “Con te”. Nel Lazio abbiamo tante eccellenze ma non abbiamo un sistema. Per esempio, rispetto alla sanità, l'80% del bilancio regionale va in spese sanitarie e tutto per avere un sistema dove si paga il doppio per i servizi dando un'assistenza sanitaria da terzo mondo. La Polverini ha creato la centrale unica acquisti che nei primi quattro mesi ha fatto risparmiare cinquecento milioni di euro e altri 400 milioni in quest’anno. Questa è la direzione da percorrere e dobbiamo proseguire il programma per non disperdere quello che dobbiamo fare. Sogno e sogniamo di cambiare questa regione che è la nostra società. “Città nuove” però non è il treno per riciclarsi, noi vogliamo solo persone che condividono il progetto perchè sono gli amministratori che fanno la differenza. Ringrazio Leli e Turano e gli  ricordo che hanno sempre la porta aperta in regione e devono sapere che c'è un presidente che ha grinta, ha coraggio e non ha paura di prendere delle decisioni. Quando un amministratore ha paura significa che non è limpido e questo non è il caso di “Città nuove”.

 

 

 

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Genitori di destra

{ 19:44, Saturday 14 January 2012 } { 0 commenti } { Link }

Grande successo del convegno promosso dalla Destra di Anzio e Nettuno

“GENITORI DI DESTRA”

di Giancarlo Testi

 

E’ stato un successo il convegno promosso dalla Federazione di Roma e provincia della Destra. Grande l’affluenza di sostenitori e di politici, locali e nazionali, oltre a tante famiglie, figli su carrozzina compresi. Presenti, tra gli altri, l’on. Roberto Buonasorte, il neo assessore all’edilizia di Anzio Sebastiano Attoni,  Marcello Armocida membro dell'esecutivo regionale e da poco cooptato all'interno del Comitato Centrale del partito e il coordinatore di Anzio, Maurizio Brugiatelli.

La nota più positiva è però venuta dall’accorato ed applaudito intervento  di Roberta Gigli, responsabile delle Politiche sociali e del Lavoro de La Destra, che ha motivato il titolo dato all’evento. “Genitori di destra è stato scelto per richiamare l’attenzione sulla famiglia normale, - ha sostenuto Roberta Gigli - e sul fatto che oggi ogni coniuge, oppure ex coniuge, è chiamato a ricoprire il proprio ruolo con dignità e rispettando il buon costume. Anche quando la famiglia si disgrega. E tutto ciò per tutelare in particolar modo i figli, perché proprio la normativa a tutela dei figli nel contesto delle famiglie allargate sono ancora troppo lacunose”. La Gigli ha descritto la famiglia come una società naturale fondata sul matrimonio di un uomo e una donna, nucleo centrale del corpo sociale, cellula base della più vasta comunità nazionale, sede primaria di formazione e di sviluppo degli individui. “Per questi motivi il nuovo stato sociale che la destra vuole fondare deve tener conto dei corpi familiari e delle loro storiche  e naturali funzioni, - ha continuato Roberta Gigli – e pertanto dovrà essere esaltata la sua funzione di tutore dei bisogni dei propri componenti. Funzioni da riconoscere e rafforzare con opportuni elementi normativi.  In questo si esplica la politica sociale del centro destra per la famiglia e le giovani coppie: dalla proprietà popolare della casa attraverso il mutuo sociale, al sostegno concreto alle giovani coppie attraverso la fiscalità di vantaggio e il bonus di natalità”.   Il  “Cantiere Italia” parte dal litorale e sarà esportato in tutta la provincia di Roma. Sono intervenuti anche Sebastiano Attoni, motivando la sua scelta di entrare in maggioranza ad Anzio ed accettare l’assessorato, e Marcello Armocida che ha rivendicato il lavoro svolto dalla Destra nel litorale sud. Infine è stato il turno del consigliere regionale del Lazio Roberto Buonasorte che ha nuovamente sottolineato: “Nel contesto attuale è bene ricordare il valore della famiglia in quanto tale, ma anche tutte quelle situazioni che riguardano i fattori economici e non consentono l'indipendenza dei nostri figli. Per questo riteniamo importante il lavoro che stiamo svolgendo e valida la legge approvata sul mutuo sociale”.

 

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Nettuno e i furbetti del quartierino

{ 19:35, Saturday 14 January 2012 } { 0 commenti } { Link }

Da un aforisma di Thomas A. Edison, un consiglio al sindaco di Nettuno Alessio Chiavetta: “ Se c'è un modo di far meglio, trovalo”.

 

NETTUNO: “IL PORTA A PORTA” E I “FURBI DEL QUARTIERINO”.

 

di Giancarlo Testi

I rifiuti sono uno dei maggiori problemi che le società complesse si trovano ad affrontare. Smaltirli, a volte, può essere potenzialmente pericoloso per l’ambiente e molto costoso. Buona regola sarebbe produrne sempre meno, evitando le abitudini sbagliate, ma questa non sembra la strada intrapresa. Le discariche scarseggiano e sono un “buco nero” per le finanze comunali e anche la raccolta differenziata stradale, la dove praticata, intercetta solo una parte delle frazioni riciclabili e molti rifiuti riciclabili non vengono differenziati, restano nel residuo e vanno a smaltimento senza possibilità di essere correttamente valorizzati. Un’ottima regola è essere responsabili di ciò che produciamo, riciclando più possibile le varie tipologie di rifiuto e separando, in pratica attuando il metodo del “porta a porta”, un nuovo servizio di raccolta che potrebbe portare importanti vantaggi. Ma ogni cambiamento radicale porta a dubbi e resistenze, problemi e difficoltà, superabili solo con l’impegno dell’amministrazione comunale, ma anche con la sensibilizzazione e un grande coinvolgimento di tutta la cittadinanza.

 

 

 

Il “porta a porta” è un servizio complesso, che deve scontare una politica con un indirizzo certo e sappia coniugare i costi con la funzionalità. Nettuno è una città turistica e dovrebbe porre molta attenzione a questi problemi mettendo in atto una gestione virtuosa, come, ad esempio, fa il comune di Salerno, primo in Italia per il raggiungimento degli obiettivi della raccolta differenziata. Ma proviamo ad approfondire il tema. In una città come Nettuno si dovrebbe vedere il servizio della raccolta rifiuti articolato sia con una raccolta differenziata “multi materiale”, sia, in alcune realtà, con il servizio “porta a porta”, sapendo però che tutto ciò non può rimanere fine a se stesso, se non si capisce la necessità di nobilitare il frutto di questa raccolta. Bisognerebbe infatti predisporre, a valle di questi sistemi di raccolta, micro impianti che ne sappiano valorizzare l'aspetto economico, come le  piattaforme “Conai” (il Consorzio Nazionale Imballaggi che, senza fini di lucro è costituito dai produttori e utilizzatori di imballaggi con la finalità di perseguire gli obiettivi di recupero e riciclo dei materiali di imballaggio previsti dalla legislazione europea) che, con la sua organizzazione di consorzi di filiera, riconosce ai comuni che recuperano le loro frazioni merceologiche di rifiuti differenziandole centinaia di euro per tonnellata.

 

Ma qual è lo stato dell’arte a Nettuno? Purtroppo, ancora oggi, gli obiettivi minimi sanciti dalla comunità europea per il recupero dei rifiuti è stato disatteso. In questi giorni peraltro sta per essere affidato il nuovo appalto per la gestione del servizio con modalità “porta a porta” ed era l'occasione per dare un segnale di discontinuità con tutto ciò che, fino ad oggi, sta caratterizzando l'attività di questa amministrazione, ma la redazione del nuovo capitolato d'appalto con modalità “porta a porta” appare totalmente inadeguato sia nella sostanza e nella forma. Ma andiamo per gradi.

 

Nella sostanza, da un'attenta lettura del capitolato, emerge che si è scelta esclusivamente la modalità “porta a porta” che sembra rappresentare essenzialmente lo sfruttamento demagogico del termine, considerando anche il fantasmagorico costo che la comunità dovrebbe sopportare, oltre all’impossibilità di organizzare un servizio del genere visto che ci sarebbero anche difficoltà di esecuzione sotto il profilo sindacale. Inoltre, sempre nel capitolato, non esisterebbe un costo fisso del servizio, tant'è che l'amministrazione si è riservata di apportare modifiche all'oggetto del contratto: organizzazione, soppressione, durata e modalità, presenza del personale addetto, “fino alla concorrenza del 30% dell'ammontare complessivo del capitolato d'appalto, senza da ciò ingenerare pretese sotto qualsiasi forma”. Quindi non c’è né un costo ne un servizio certo visto che o  l’amministrazione potrebbe anche decidere di aumentare del 30% il dovuto o eliminare il 30% dei servizi, così come il titolare dell'appalto potrebbe essere obbligato ad erogare il 30% dei servizi più. Insomma il comune si riserva di poter modificare la sostanza del contratto anche se lo stesso fosse stato predisposto sotto costo. Un’altra cosa che salta agli occhi, sempre ad una prima analisi, è la circostanza che, a parità della medesima tassa sui rifiuti, alcune località avranno minore servizi, vedi i borghi, per i quali è prevista una frequenza del servizio di raccolta molto più ridotta.

 

Poi c’è anche un problema di forma. Possibile che una gara di questa importanza e di questa rilevanza economica preveda un unico partecipante? Così viene tolta all’amministrazione comunale la possibilità di poter scegliere fra più proposte, più progetti e soluzioni.  Se ci soffermassimo ad approfondire questa unicità ciò che salta agli occhi è che sia almeno strano che le ditte e i personaggi relativi a questa unicità di partecipazione sono sempre gli stessi, già visti nel settore della gestione del settore rifiuti urbani a Nettuno. Si ha quasi l'impressione che, ogni qualvolta si tratti di affidare la gestione dei servizi pubblici, alla faccia della partecipazione, della trasparenza e della condivisione, scendano in campo, in continuità con il passato, sempre gli stessi personaggi che hanno fagocitato e fagocitano qualsiasi iniziativa.

 

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Spread, pil, default.

{ 17:38, Saturday 14 January 2012 } { 0 commenti } { Link }

 

“Primum vivere, deinde philosophari” … ma non ci staranno prendendo per i fondelli!

PIL, SPREAD, DEFAULT LA REALTA’ CHE STIAMO VIVENDO, ANZI RISCHIAMO DI SUBIRE.

 

Certo oggi la situazione è grave e sarebbe sbagliato ignorarla. Chi cerca di ragionarci sopra e magari cercare le responsabilità e la possibile uscita è subito tacciato da “filosofo da strapazzo”. Il Paese è sull’orlo del baratro, quindi, prima vivere e poi filosofare e quindi sacrifici, sacrifici, sacrifici. Ci si è posto quindi un problema e per primi se lo sono chiesto gli stessi politici: a chi affidare il Paese nell’attuale crisi socio-politico-economica. S’imponevano tagli difficili da digerire dagli elettori.  Meglio passare la mano a dei tecnici che fanno il lavoro sporco per poi ripresentarsi “nuovamente vergini” alle prossime elezioni. Ma la mazzata è stata pesante ed è difficile che i cittadini pensino che i partiti non ne siamo responsabili. Pochi tagli alla spesa pubblica, nessuna vendita del patrimonio immobiliare dello Stato, nessun taglio sugli armamenti, così come alla casta e nessuna equa tassa sui grandi patrimoni. Invece cosa arriva? Ancora tagli allo Stato sociale, tagli alle pensioni, nuove tasse per coloro che le hanno sempre pagate, Ici sulla prima casa, anche a coloro che hanno fatto i salti mortali per averla e sulla quale ancora devono pagare il mutuo,  aumenti della benzina e la cancellazione di conquiste ed aspettative maturate negli anni, e via di seguito. Ma ci sarà qualcuno che usufruirà di queste scelte? Fatte salve le banche e le aziende, pochi altri.  

Non c’è niente da fare, la visuale economica del profitto continua a prevalere su qualsiasi altro valore, ad iniziare dalle esigenze, anche primarie, della persona umana. Un mondo al contrario che più che vivere, stiamo rischiando di subire. Infatti le presunte ricette per superare una crisi, che non è solo economica ma anche morale,  sembrano imposte da quella stessa classe politica che ha contribuito a produrla. Così, mentre i colposi partiti, chi più chi meno, si nascondono dietro il “loro” governo tecnico, e recitano parti patetiche cresce nel Paese una sorta di ribellione intuitiva, tipica di chi non ha la conoscenza specifica di tutte le componenti che concorrono alla crisi, ma che deve fare, tutti i giorni, i conti con le difficoltà della vita. Di coloro che vedevano, prima la casta viaggiare su auto blu con scorta, lontani dalla realtà quotidiana, e che oggi devono fare i conti con presunti tecnici, che hanno sempre girato intorno alla politica e alla classe dirigente del Paese, che effettuano, magari con  le lacrime agli occhi, scelte i cui effetti non graveranno mai concretamente su di loro.

Ma la politica dove sta? Ma la politica può essere succube dei poteri e delle logiche economiche e finanziarie? Sembra di si se è vero che anche coloro che oggi appoggiano il governo ci fanno sapere che loro avrebbero fatto scelte diverse. Perché allora non le fanno? Forse ha ragione chi sostiene che  siamo in un regime di vera e propria dittatura della finanza sull’economia reale. Il rischio è che al governo ci siano sovranazionali non elettivi. Ma come è possibile. Solo qualche mese fa si rivendicava il potere sovrano del popolo. Dove è finito quel popolo?

Ma giornali e Tv ci continuano ad ammorbare con il tormentone dello spread e del debito pubblico. Problemi reali per i quali l’Italia e l’Europa sarebbero sotto osservazione, ma da parte di chi? Dalle così dette Agenzie di Rating che non sono a guardia della virtuosità degli stati e delle banche, visto che gli attori che possiedono la maggioranza di queste Agenzie sono gli stessi che hanno interessi primari nella speculazione finanziaria. Come affidare un pollaio ad una volpe.

Allora cosa si poteva fare? In primis una redistribuzione più equa dei redditi. Anche in questi giorni le statistiche ci dicono che il divario, tra chi ha troppo e chi ha troppo poco, sta aumentando. Gli unici esercizi in grande attivo sono quelli che producono prodotti ad alto costo, ultimamente vanno anche alla grande le ditte che producono grandi casseforti, magari per nascondervi il denaro e i preziosi che vengono prelevato dai conti correnti e dalle banche, le cassette di sicurezza sono divenute introvabili. Una redistribuzione che potrebbe alimentare meglio la domanda interna di consumi, vero volano per far ripartire l’economia. E cosa dire della riforma delle pensioni? Ma come si può sostenere che si vuole creare lavoro per i giovani e le donne e poi si obbligano le persone, per scelta o convenienza a restare al lavoro fino a circa 70 anni? Ma a queste cose sono poco interessati sia i governi politici, sia quelli tecnici. La casta, sia essa tecnica o politica, tende ad indicare a noi cittadini la virtuosa strada dei sacrifici e della responsabilità, non rendendosi poi conto che la gran parte di loro sono la negazione di questi stessi valori. D’altra parte  basta pensare che un giovane, se indagato, non può nemmeno partecipare ad un concorso pubblico per fattorino, mentre il Parlamento è pieno di indagati, anche per atti gravi.

E arriviamo alla domanda finale. Ricordate, oggi sembra che l’attenzione allo spread debba guidare le nostre azioni e solo qualche mese fa si pensava che la cosa più importante fosse il Pil. Allora voglio concludere con un famoso discorso di Robert Kennedy sul Pil come mezzo per misurare il benessere di un Paese.

“Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel
mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del
paese sulla base del prodotto nazionale lordo. Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della
peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte,
e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione
o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità
dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti.
Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil
non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta”

Erano senza dubbio riflessioni “rivoluzionarie”, infatti solo tre mesi dopo fu ucciso. Da allora sono passati più di quarant’anni, ma non è cambiato nulla. Dal Pil si passa allo spread e si continua a misurare il benessere delle nazioni solo con meri indicatori economici.

 

 

 

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